In occasione dei solenni festeggiamenti in onore della Madonna del Soccorso, non ci siamo lasciati sfuggire l’opportunità di intervistare  Beppe Carletti, da 50 anni leader incontrastato de I Nomadi, che hanno tenuto un affollato concerto il 9 settembre in piazza Baroni Amatucci. L’intervista ha toccato alcuni punti fondamentali per capire il mondo dei Nomadi con il loro messaggio caratterizzato da denuncia e impegno sociale non disdegnando, tuttavia, l’amore e i sentimenti in genere.

I Nomadi nascono nel 1963. Festeggiate, dunque, i vostri primi 50 anni. Com’è cambiata la musica in Italia in questi cinque decenni e com’è cambiata l’Italia?

L’Italia è cambiata e sicuramente si stava meglio prima!! La musica è cambiata e questo è  innegabile. Il modo in cui si suonava negli anni ’60 è sicuramente diverso da quello di oggi, ma le note musicali sono sempre sette, non è che in questi anni sono aumentate, diciamo che c’è un modo diverso di proporre la musica; se voi considerate che negli anni ’50 in America nasceva il rock&roll e il rock è la  base della musica dei Beatles e dei Rolling Stones e di tutta la musica degli anni ’60, da cui siamo partiti.

I Nomadi hanno sempre tenuto insieme un profilo intimista ed uno spiccato impegno sociale e civile. Oggi seguite la politica? Che tempi sono per l’Italia?

Seguiamo la politica, cosi come fa qualsiasi altra persona, noi non facciamo politica. Le nostre canzoni sono sicuramente “sociali”, poi chiaramente chi ha fatto sue le nostre canzoni è la sinistra negli anni ’60. Tuttavia a me piace pensare che la musica è per tutti perché non c’è distinzione di destra e sinistra. Chiaramente le nostre canzoni hanno un certo tipo di linguaggio che la sinistra ha sposato ma senza nulla togliere a quelli che amano la nostra musica ma non la pensano come noi. Mi piace pensare che tutto questa sia possibile.

Ho letto un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano dove dichiarava che a nove anni il suo eroe era Tex Willer, un eroe vicino ai più deboli senza macchia e senza paura. Rivede nella politica attuale, e specialmente nella sinistra, qualche personaggio con gli stessi valori?

Adesso è un po’ difficile capire chi fa politica perché ci crede o perché è mosso da interessi personali. Mi ricordo che, negli anni ’60,  quando facevano politica, lo facevano perché ci credevano. Anche partendo dagli stessi sindacalisti, si occupavano delle tutele dei lavoratori e nello stesso tempo lavoravano.  Ritornando alla tua domanda, nello scenario nazionale, sicuramente ci sono delle persone valide. Tuttavia oggi fare politica non è una cosa così semplice come fare il sindaco: non l’invidio mica (ride, ndr)

In ogni vostro tour avete più di una tappa in Irpinia. Conosci questa terra? Che impressione ne hai?

Conosco molte persone che vivono in questa terre, e irpini che vivono in Emilia Romagna, dove viviamo noi. Ne abbiamo una bella stima come quella che avete voi per noi. Rispetto ai nostri concerti nelle vostre terre, guardavamo i cartelli di altre località dove avevamo suonato, ed in effetti sono molti, ed arrivati a San Potito abbiamo detto: questo manca!!!

La vostra band da sempre ama rinnovarsi nella formazione e nelle esperienze musicali. Qual è il ricordo di questa lunghissima esperienza musicale a cui ti senti maggiormente legato?

Sono stato trenta anni con Augusto (Daolio, ndr) e chiaramente l’affetto più grande e i ricordi più belli sono legati lui a lui, senza togliere nulla agli altri: ognuno ha lasciato e dato qualcosa, un segnale nel loro passaggio nel gruppo.

Ultima domanda: perché oggi i giovani continuano ad ascoltare i Nomadi?

Sono sicuramente le nostre canzoni che, credo, abbiano una certa valenza e comunque non sono mai state canzoni di moda. Se tu pensi che abbiamo interpretato una canzone come “Dio è morto”, un vero manifesto programmatico e quando vedi i giovani nelle prime file cantarla insieme a quelli della mia generazione è una grande soddisfazione.

Roberto Moschella

Alfredo Mazza

Alessandro Iuliano

Foto di Antonio Di Venuta