Si pubblica un trafiletto (i miracoli) che mette alla berlina l’ipocrisia del periodo elettorale e si registrano zero commenti. Se ne pubblica un altro, non meno pungente, sull’Associazione Uscita di Sicurezza (chi l’ha visto?) e si registrano zero commenti. Il terzo vira verso un tono umoristico, giocando di fantasia su qualche elemento reale, e si scatena la curva sud.

Una canea di indignados e/o di soggetti scandalizzati  si abbandona a commenti tutt’altro che umoristici: vergogna, come siete scesi in basso, squallore e bassezza inaudita, arrivati alla frutta, non ho parole, reato di calunnia, non si vonno fa capace, mi fate schifo, ecc.

C’è qualcuno che arriva ad augurarci che un nostro figlio un giorno “possa leggere queste cose su di voi”, c’è qualcun altro che azzarda pelose solidarietà al sig. Enzo, c’è pure chi parla di direttore del giornale strumentalizzato e via con altre eleganti amenità.

C’è, addirittura, chi scarica da internet il significato di satira, ma poi spaventato da quello che legge, si rifugia in corner: sì, ma questo non è satira…è cattiveria.

Qualcuno dovrebbe dirgli che la satira, almeno nel caso di specie, non c’entra niente e che avrebbe dovuto cercare il significato di umorismo.

Comprendiamo le difficoltà di inquadrare il genere di riferimento e, per questo, la definizione giusta da ricercare la offriamo noi.

L’umorismo è la disposizione dell’animo portata a cogliere aspetti divertenti o grotteschi della realtà e a sorriderne con ironica comprensione. Non beffa, non sberleffo, ma bonaria canzonatura.

Condizione indispensabile per fare dell’umorismo è lo spirito di osservazione, sia esso benevolo o pungente, capace di cogliere i particolari, gli aspetti insignificanti che accompagnano gli avvenimenti e le azioni degli uomini. Allo spirito di osservazione, l’umorista deve aggiungere fantasia e creatività.

L’umorista, quindi, non è un cronista, non rappresenta fedelmente la realtà, ma ad essa ne sovrappone un’altra, rielaborata e distorta, di cui  fa una caricatura la cui evidenza la rende innocua.

Chi ne dà un senso diverso o è in malafede o è afflitto da altri problemi.

Perchè se l’umorismo è una disposizione dell’animo, il suo apprezzamento è strettamente correlato al senso dell’humor del lettore. Ed è qui che, evidentemente, è scattato il corto circuito.

Ora,  una reazione così violenta e sproporzionata, al punto di diventare ridicola, ci impone di farci qualche domanda.

Dobbiamo ritenere che questa levata di scudi sia semplicemente riconducibile a qualche “pasionaria” del palazzo e a qualche “tifoso a prescindere”, o c’è qualcosa di malato nella nostra comunità?

Possiamo archiviare la canea come espressione sessuofobica di stati d’animo ancora eccitati dalla campagna elettorale?

Possibile che neppure il Sindaco abbia colto il senso di uno sfottò letterario?

Possibile che siano arrivati, con grande spregiudicatezza, a creare “uno scandalo” dal nulla, sottoponendo il sig. Starita, peraltro il più serafico di tutti, a un pressing continuo?

Possibile che non ci sia uno, uno solo, della curva sud che abbia detto agli altri tifosi: mi pare che stiate esagerando?

Possibile che nessun “capo”, invece di tentare di fomentare il sig. Enzo, abbia detto: ragazzi, così rischiamo di iniettare dosi non tollerabili di veleno?

Possibile che quello, che lo stesso sig. Enzo ha definito una barzelletta, per costoro fosse un attentato all’integrità morale di mezzo paese?

Questo far quadrato intorno a Starita, istigarlo alla querela, insinuare conseguenze per la sua onorabilità, è mille volte più scorretto di qualsiasi trafiletto e un simile comportamento, questo sì, dovrebbe essere bollato come una vergogna.

Non è preoccupante ammettere che  questo paese sia diventato un paese di ultras (lo è sempre stato),  preoccupa piuttosto il fatto che anche qualche ragazzo  di sicura intelligenza sia caduto nella trappola della strumentalizzazione.

Ma né i commenti simili a “pizzini”, né quelli con minacce velate, né quelli sguaiati sortiranno l’effetto di intimidire un organo di informazione che non è il bollettino dell’Amministrazione e neppure della minoranza consiliare.

Quanto all’accusa di “vigliaccheria”, dovremmo ricordare al sig. Armando che tutti gli articoli pubblicati, compresi quelli più severi nei confronti dell’amministrazione, sono stati firmati dagli autori e che l’utilizzo di uno pseudonimo (Spillo) serve a salvaguardare l’autore o gli autori da episodi come quello accaduto alla direttrice del giornale, apostrofata per strada con espressioni irriferibili.

Episodio, quest’ultimo, illuminante per capire da che parte sta la vera “vigliaccheria”.

Chi ritiene di avere cose da scrivere, in termini corretti e civili e nel merito delle questioni, lo faccia. Noi non abbiamo problemi a concedere spazio.

In genere funziona così nei paesi civili.

La redazione