Solo alla fine del forum: più o meno 12 interventi, un paio di repliche e le conclusioni, il tutto per il modico tempo di tre ore e mezza, mi rendo conto che stendere un resoconto dettagliato è pura follia. Eppure ho promesso un “pezzo” ed ero lì: qualcosa devo pur scrivere.

Già vedere dieci persone attorno al tavolo predispone a un po’ di ansia. Ma mi faccio coraggio. Guardo il pubblico: il tema non è dei più facili, le sedie del pubblico sono occupate, qualcuno è in piedi, ma senza ressa. Chiedo se è presente qualcuno dei sindaci invitati: nessuno. Mi illudo che siano semplicemente in ritardo. Li riconto alla fine: nessuno… salvo il sindaco di Avellino. Eppure, rifletto, il tema trattato (un piano strategico per Avellino, per l’area urbana, per l’Irpinia) dovrebbe essere al centro di una attività amministrativa, ma me ne faccio presto una ragione… mi avrebbe, casomai, meravigliato il contrario.

E’ pur vero che questo piano è stato bollato da De Mita come una “banalità scolastica”, ma questo è un motivo in più per prestare attenzione agli interventi.

Al forum partecipano tre componenti del Consiglio Comunale di Avellino, l’assessore Paolo Ricci e i consiglieri di minoranza Costantino Preziosi e Giancarlo Giordano, imprenditori come Antonella Perrino e Carmine Tirri, l’ex assessore provinciale all’ambiente Domenico Gambacorta, Paolo Frascani, docente all’Università Orientale di Napoli, e Roberto Ziccardi.

Finalmente si inizia a discutere di una idea di sviluppo in un contesto territoriale ampio, assegnando ad Avellino un ruolo guida. La circostanza che questo avvenga a San Potito non è casuale, ma emblematica della necessità di coinvolgere anche le realtà territoriali al di fuori delle mura avellinesi e per questo, nel corso dei lavori, si farà strada la richiesta di costituire una conferenza permanente.

E, di fatto, è questa la proposta avanzata alla fine da Carillo e Moricola, che, pur apprezzando l’idea di base, hanno sottolineato, però,  l’esigenza di una discussione non limitata alla città capoluogo.

Ma già in questa occasione abbiamo potuto assistere, come ci conferma in un suo messaggio Michela Ziccardi, ricercatrice di geografia politica ed economica, presente al forum, “ad un confronto tra parti, alcune diverse, altre opposte, sul tema dello sviluppo in questa provincia a partire dal piano strategico della città di Avellino…un evento davvero utile, e di ottima qualità, e va detto: raro. Bravi.”

L’illustrazione della metodologia che l’amministrazione di Avellino vuole adottare spetta di diritto a  Paolo Ricci, che con il suo  intervento ha voluto, con molta lucidità, tracciare, partendo da cosa non è un piano strategico, i modi e le forme con cui intende avviare questo processo.

Al prof. Frascani, napoletano, ma “innamorato” dell’Irpinia, è toccato ricordare le risorse naturali delle nostre terre e la necessità, per la loro valorizzazione, di avvalersi di competenze specifiche.

Argomento, questo, ripreso da Antonella Perrino che ha puntigliosamente elencato tutte le eccellenze presenti sul territorio, teorizzando uno sviluppo basato sul turismo ecologico e di qualità.

Più squisitamente politici gli interventi di Giordano e Preziosi, con qualche scambio di battute con il Sindaco di Avellino, seduto tra il pubblico, fornendo, per un attimo, l’impressione di un consiglio comunale di Avellino trasferito da noi.

Domenico Gambacorta si è soffermato sugli ostacoli della burocrazia, capace di rallentare, se non di bloccare, progetti ed interventi, addebitando grandi  responsabilità alla Regione Campania.

 Roberto Ziccardi, invece, attingendo dai ricordi della sua attività politica in gioventù, ha voluto, con un godibile intervento, rivendicare la primogenitura di questa tematica.

La replica finale di Paolo Ricci e le conclusioni di Giuseppe Carillo, che ha voluto concedere una apertura di credito all’operazione avviata, hanno chiuso una discussione su un argomento di fondamentale importanza per il futuro delle nostre zone.

L’assenza dei sindaci e la latitanza della stampa e delle televisioni locali rendono in modo evidente come non vi sia ancora consapevolezza della necessità di affrontare organicamente una discussione seria sulle prospettive delle nostre terre, sulle risorse disponibili (umane e ambientali), sulle metodiche e sui modelli.

Tutt’altro che una banalità scolastica. E’ ciò che non è mai stato fatto in tanti decenni di politica con un orizzonte temporale meno che modesto, e con i risultati che conosciamo.

Come sempre, saranno pochi pionieri ad anticipare i tempi.

Perseverando, pian piano arriveranno anche gli altri.

Lucio Porfido