Mentre tutti i sampotitesi attendevano la data del prossimo consiglio comunale per discutere la mozione di sfiducia di cui sono uno dei quattro firmatari, cosa fa il futuro ex sindaco di San Potito? Semplice,convoca il consiglio per il giorno 30/3 in cui della mozione non c’è traccia e invita i consiglieri a discutere dell’aliquota Tari 2017 e della commissione edilizia. Fermo restando che la mossa dell’ancora per poco primo cittadino è legittima e legalmente valida, ciò che più mi fa rabbia,ecco perché le mie parole nei suoi confronti sono più dure del solito, è la sua capacità di essere sprezzante e beffardo nei confronti del consiglio stesso. Coloro che più però dovrebbero arrabbiarsi sono proprio i cittadini sampotitesi perché questo ultimo affronto è soprattutto un colpo di coda nei loro confronti. L’atto di mozione è qualcosa di grave,sappiamo che in caso di conferma comporterà il commissario prefettizio e proprio per questo,anche se la legge prevede dei termini, va discusso il prima possibile,proprio per dare ai cittadini una risposta definitiva con l’assunzione di noi consiglieri di un atto di responsabilità importante. Bene,data la necessità di discutere di una parte fondamentale del bilancio,perché non inserire nel consiglio anche la mozione? Per spiegare tecnicamente a tutti le regole della stessa faccio un po’ di chiarezza. Il sindaco ha trenta giorni per convocare il consiglio per discutere della mozione dalla data di presentazione della stessa che nel nostro caso è il 17/03/2016. Data ultima quindi per la convocazione 16/04/2016. La legge impone anche una data minima ovvero a partire dall’undicesimo giorno; quindi il sindaco poteva convocare il consiglio a partire dal giorno 28/03/2016 e farlo allo stesso modo per il giorno 30/03/2016 in tempo utile per inserire sia la discussione sull’aliquota TARI,necessaria per legge se questa può essere una sua scusante,sia la mozione di sfiducia. Perché Francesco Saverio Iandoli tentenna e prende ulteriore tempo? Sarà impossibile dare la giusta versione data l’imprevedibilità del personaggio,forse vuole evitare a tutti i costi di discutere un atto che sancirebbe non solo la fine del suo mandato ma soprattutto la condanna politica del suo operato? Noi consiglieri però dobbiamo rispettare quella che è la volontà dei cittadini e in tanti ci stanno chiedendo di porre fine a questo strazio e dare chiarezza soprattutto per dare la possibilità a questo paese di ripartire.
“Meglio la sicurezza di un commissario che le continue scelte scellerate del nostro sindaco” ecco cosa mi sento dire da molti miei compaesani che peraltro non hanno tutti in passato scelto “Progetto comune”.

A mali estremi,estremi rimedi! Già quello della mozione è stato un atto contundente, mi sa che ancora una volta noi consiglieri dovremmo fare un atto coraggioso per il bene di questo paese.

Alfredo Mazza